La storia siamo (anche) noi
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Ricordi di vita scolastica, in anni di guerra, fantasiosamente ri-visti attraverso gli occhi di un bambino che, di quei giorni lontani, fu protagonista e testimone. Per conoscere e non dimenticare. Ricerca didattica coordinata dall'insegnante di storia Gilberto Garbi e svolta -con le necessarie pungolature- dalla quarta geometri del Baratta, su alcuni registri scolastici della scuola elementare di Cornale relativi al periodo 1941-1945, attualmente fondo d'archivio della scuola De Amicis di Voghera. L'analisi dei documenti ha dato il via, da una parte, all'immaginazione, dall'altra ha letteralmente fatto dare i numeri agli studenti 'barattiani' e al loro insegnante. Ermanno era nato a Voghera nel 1935, ma viveva a Cornale, un paesino a due passi dal Po, sulla strada per Sannazzaro de' Burgundi. In paese aveva tutti i suoi amici e naturalmente qui frequentava la scuola, esattamente il primo anno del ciclo del lavoro, che era come dire la quarta elementare. A dieci anni ormai aveva capito benissimo che la decisione di sua madre di abitare a Cornale dipendeva dal fatto che lei non era sposata; e questo spiegava anche la ragione per cui sul registro della maestra, accanto al suo nome, c'era scritto figlio di N.N., oltre che di Giuseppina Bianchi. In effetti -avrebbe poi ricordato- l'assenza di un padre nella sua vita era l'unico elemento che in qualche modo lo differenziava dagli altri ragazzini del paese, anche se, a ben guardare, tutti avevano un proprio tratto distintivo, chi più, chi meno particolare. Felice, per esempio, era simpaticissimo ma la sua vivacità lo rendeva un vero e proprio tormento per tutti, maestra compresa che, chissà, forse per questo gli aveva assegnato otto in condotta, un autentico votaccio; Francesco passava per essere un poco di buono e lui, già che c'era, ci teneva a dimostrarlo tirando ai vetri con la fionda, facendo un po' il gradasso con qualcuno, specie se gli stava antipatico o scrivendo oscenità sui muri. Naturalmente di nascosto, ma tutti sapevano che era stato lui. Forse gli mancava, a casa, la presenza della figura paterna, ma qualcuno doveva pur lavorare per sbarcare il lunario e suo papà, appunto, facendo il carrettiere era sempre lontano; esattamente come il padre di Luigi che, infatti, era il suo degno compare. Che dire poi di Giuseppe che aveva la qualifica del perfetto negligente? Eppure lui, alla fine dell'anno scolastico rimase promosso alla quinta mentre Francesco e altri, come Sandro, no; quell'anno, era il '45, senza tanti complimenti furono bocciate anche due amichette di Ermanno, se le ricordava bene lui, Piera e Rosa che, così, dovettero ripetere la quarta. Stessa sorte anche per la scontrosissima e terribile Armanda. Promossa, invece, Ebe, che avrebbe avuto ancora per compagna e che sentiva un po' simile a sé perché aveva perso il papà e non le rimaneva che la mamma. Quando l'anno scolastico iniziò, ottobre era quasi trascorso del tutto, in classe si presentò una nuova ragazzina, Vilma, che era sfollata coi suoi da Voghera dove la guerra, a parte i sacrifici che comunque imponeva, manifestava i propri effetti in maniera ben più devastante di quanto non accadesse lì a Cornale. Purtroppo anche in paese, da questo punto di vista, non si poteva stare proprio tranquilli perché spesso gli aerei nemici -Ermanno cercava sempre di immaginare questi 'nemici' figurandoseli, chissà perché, diversi dagli abitanti di Cornale e, naturalmente-, cattivi passavano diretti alle città, magari, precisava a volte la maestra nel tentativo di rincuorarli, alle officine ferroviarie di Voghera; ma anche a mitragliare e bombardare il vicinissimo ponte sul Po e allora erano momenti di terrore, perché l'eventualità che il paese fosse colpito era tutt'altro che remota. Ermanno non avrebbe mai più dimenticato il 18 gennaio di quell'anno scolastico quando i muri della scuola tremarono, i vetri parvero sul punto di infrangersi e tutti -lui compreso, naturalmente- si strinsero terrorizzati negli angoli della classe, temendo il peggio: la prima arcata del ponte sul Po se ne era andata! E fu come sentirsi colpiti al cuore, non tanto per i tremendi boati che sconvolsero le persone e ogni singola abitazione, ma perché in paese ciascuno sentiva il grande ponte come qualcosa di proprio e ne era, in un certo senso, orgoglioso. Quante volte lui stesso era andato a pesca là, proprio sotto le prime arcate di quella immensa struttura di metallo! Al sopraggiungere delle vacanze pasquali o, meglio ancora, a scuola conclusa, i giochi e le scorribande dei ragazzini di Cornale finivano spesso laggiù dopo aver attraversato, in un gioco-avventura che non li stancava mai, campi e boschi, naturalmente a dispetto delle raccomandazioni dei genitori, che sapevano quanto quel luogo fosse pericoloso. Dunque il rombo degli aerei, anche in lontananza, scatenava segrete paure, ma rendeva più sentite che mai le preghiere che ogni giorno, all'inizio delle lezioni, la maestra faceva recitare ai ragazzini perché ciascuno potesse svolgere il proprio dovere al sicuro da ogni pericolo. Quell' anno scolastico di guerra -l'ultimo, Ermanno non se lo sarebbe mai più scordato- all'inizio non fu molto diverso dagli altri: l'incontro con i compagni e le compagne, nonché con la maestra, aveva il sapore degli anni precedenti e si vedeva che la maestra stessa era felice di rivederli; naturalmente, il sentimento era reciproco. Durante i primi giorni di scuola la signorina Bobba aveva appena lasciato trasparire qualche preoccupazione per il fatto di avere due classi diverse assieme ma l'impegno quotidiano e la dedizione che metteva nel proprio lavoro le avevano permesso di superare ogni incertezza. Con il tempo si era lasciata alle spalle anche il grosso dispiacere di aver visto andarsene da Cornale l'amica e collega più cara che avesse, Delfina Pruzzi, così un po' alla volta era rientrato tutto nella normale quotidianità. Ermanno e i suoi compagni di classe erano tutti presenti fin dal primo giorno: il desiderio di essere di nuovo insieme, di riprendere un'attività che rappresentava il loro dovere, il piacere di lavorare con la signorina maestra facevano sì che tutti fossero desiderosi che l'anno cominciasse. E poi i campi li avevano scorrazzati in lungo e in largo e a casa c'era il rischio di dover svolgere, prima o poi, qualche lavoro certamente più gravoso che stare sui banchi a imparare. A ben guardare a scuola non c'era sempre e solo da scrivere perché spesso la maestra faceva svolgere attività diverse dalle normali lezioni. A Ermanno, per esempio, piaceva scrivere ai soldati oppure sentire raccontare gli atti di eroismo, di cui alcuni di loro si erano resi protagonisti; per non parlare delle trasmissioni radio che, letteralmente, lo incantavano! Comunque tutti sapevano che un piacevole diversivo alle lezioni quotidiane, dopo quei primi giorni di scuola, sarebbe stata la cerimonia religiosa, con la quale si ufficializzava l'inizio dell'anno. E come sempre il bello era il breve ma gradevole tragitto dalla scuola alla chiesa, perfettamente allineati ma pur sempre all'aperto e piacevolmente assieme. Poi tutto riprendeva con le modalità che ormai conosceva e con le solite cadenze, tanto che nel ricordo le attività sfumavano e si confondevano; passati i santi e i morti, nonché l'anniversario della Vittoria, ottime occasioni per uscire all'aperto, tutti i ragazzini guardavano già avanti, attendendo con ansia le vacanze natalizie. Purtroppo in quei giorni ormai invernali Ermanno e gli altri suoi compagni sapevano che ci si doveva aspettare anche il freddo sempre più pungente e insostenibile e del quale conservavano un ricordo davvero tangibile. Già, perché a casa potevi muoverti, ma a scuola no, dovevi rimanere al tuo posto. Così, in classe, i ragazzini battevano i denti, si strofinavano le dita intirizzite e, come se non bastasse, la poca legna che passava il Comune era anche verde, così si doveva scegliere tra il freddo e il meno freddo con fumo. In questo caso, però, era giocoforza aprire le finestre, ma così si era sempre daccapo. Ecco, rivedendo nella memoria i fotogrammi dei propri giorni di scuola, l'inverno di Ermanno e compagni vi si era fissato proprio così, come una lotta impossibile contro il freddo; fortunatamente, però, si facevano largo anche le vacanze natalizie tanto attese! Quell'anno -e come dimenticarsene?- furono lunghissime, tanto che a memoria di scolaro (ma gli scolari, a volte, hanno la memoria corta) non se ne ricordavano di simili negli anni precedenti. Inutile dire che tutti ebbero (e senza fiatare) una buona dose di compiti. Alla ripresa delle lezioni le ristrettezze economiche del Comune costrinsero a ridurre ulteriormente l'orario scolastico -esattamente a partire dal 30 gennaio- per risparmiare combustibile. In tanta incertezza e nonostante le difficoltà, non solo i momenti didattici non mancavano, ma il ritmo dei contenuti programmati era rigorosamente scandito dalla maestra, che se ne faceva un imperativo professionale e morale; a tutto ciò, poi, attraverso le solite giornate dedicate, durante le quali le maestre si trasformavano anche in efficaci strumenti di propaganda, si imparava cosa fosse la Dante Alighieri, ci si rendeva concretamente solidali, attraverso un piccolo contributo in danaro, con la Croce Rossa e, soprattutto, Ermanno e i suoi compagni imparavano quanto fosse importante l'Opera Balilla, per la quale annualmente le maestre sollecitavano l'iscrizione, con risultati -per il passato- praticamente plebiscitari. Quell'anno, però, non fu più così; se ne erano già avute le prime avvisaglie l'anno precedente e di tanta freddezza la signorina maestra si era dispiaciuta anche con i propri alunni. Ma loro che colpa ne avevano se i genitori si erano mostrati così restii al tesseramento? Avrebbero magari chiesto ancora, ma avevano avuto l'impressione che non ci sarebbe stato nulla da fare. Anzi a qualcuno di loro il papà aveva sibilato che gli iscritti sarebbero stati mandati in Germania! E allora? voleva ancora rimanere un 'balilla'? Con l'arrivo della primavera si poteva finalmente pensare alle prossime vacanze pasquali, ma il ricordo di quelle del '45 appare quasi cancellato dalla memoria dei nostri scolari da quanto accadde immediatamente dopo. E non fu la visita del Direttore Paolo Redaelli, che un po' di scompiglio e qualche tensione la provocava sempre, ma la gioia che travolse tutti in paese per la fine della guerra, l'entusiasmo per quegli strani soldati chiamati partigiani, liberatori, patrioti, che anche Ermanno corse a salutare mentre passavano. Impossibile fare lezione in quei giorni! "E' tutto un infrenabile entusiasmo. I partigiani liberatori -scriveva la maestra- sono giunti accolti da gioia riconoscente". Tuttavia il 25 aprile non rappresentò per tutti la fine delle disgrazie perché ad un'alunna, per esempio, il giorno 27 di quello stesso mese, i tedeschi, ormai in ritirata, uccisero il papà proprio sulla porta di casa. Trascorsi, comunque, questi eventi certamente indimenticabili, all'inizio di maggio riprese la normale attività scolastica e quando accadeva di sentire ancora gli aeroplani, davvero nessuno aveva più paura! Intanto la maestra, come ogni anno del resto, li aveva messi sotto con il ripasso per le prove finali e, finalmente, all'inizio di giugno, era il sette, si chiuse anche quell'anno scolastico. Ermanno, approvato, avrebbe ricordato ancora a lungo la felicità della madre per la sua promozione. O forse era per la fine della guerra? Chissà. Di certo anche per i ragazzini di Cornale stava per cominciare, finalmente, una nuova vita. |
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