E’ l’artefice del passaggio dalla ricerca astratta alla sua applicazione concreta.Tra il 1410 e il 1413 Filippo Brunelleschi affronta il problema della rappresentazione scientifica della terza dimensione su un piano. Gli artisti medievali avevano risolto il problema della rappresentazione dello spazio in modi empirici. I loro procedimenti non scaturivano dall’intersezione dei raggi visuali con il piano di quadro, ma erano basati su esperienze pratiche e attuati direttamente sul piano di rappresentazione.
Brunelleschi conosceva l’opera della geometria di Euclide (elementi), ed in particolare i teoremi VI-VIII dell’Ottica e il X in cui si esprime il concetto dei raggi visuali e dell’intersezione di questi con il piano di quadro; inoltre aveva dimestichezza con le opere di Vitruvio (De architectura) e di Tolomeo (Ottica).
Egli riesce a risolvere il problema della rappresentazione dello spazio, intersecando i raggi proiettanti, passanti per il punto di vista, con il piano di riquadro, e utilizzando, a questo scopo, la pianta e l’alzato dell’elemento da rappresentare.La costruzione legittima ideata da Brunelleschi è il procedimento rigorosamente geometrico, anche se la sua costruzione grafica risulta molto complessa e richiede pertanto molto tempo.
Esemplari sono le tavolette prospettiche, realizzate all’inizio del Quattrocento di cui ci è pervenuta solo una descrizione molto precisa. In una di esse era possibile osservare, attraverso un foro praticato nella tavoletta, la veduta prospettica del battistero di Firenze riflessa da uno specchio. Essa costituiva la nascita delle regole per la costruzione della prospettiva di un edificio.
Ricostruzione grafica della tavoletta prospettica brunelleschiana con il Battistero di San Giovanni. Ipotesi di Luigi Vagnetti
Veduta prospettica Battistero di Firenze
Pagine curate da A.Dabusti - M.Lagomarsini