Il rinascimento è uno dei momenti più importanti per la rappresentazione prospettica; in questo periodo artisti e matematici, con la messa a punto di regole precise per la rappresentazione del reale codificate in trattati sistematici, cercano di superare l’empirismo della prospectiva communis medioevale. Le importanti ricerche dovute ad artisti e matematici nel tardo Medioevo non possono comunque essere confuse con il coerente ed approfondito studio che caratterizzerà la prospettiva rinascimentale ed il termine prospectiva perse il significato medievale di concetto legato alle leggi dell’ottica e della luce per passare ad indicare un metodo grafico per raffigurare la profondità spaziale. La prospettiva viene ora usata per rappresentare nel piano oggetti disposti in un piano tridimensionale.
La prospettiva, sebbene non riproduca esattamente le modalità di visione dell’occhio umano, è il metodo di indagine che consente la ricostruzione della struttura reale, la raffigurazione bidimensionale dello spazio tridimensionale. Alle rigorose norme teoriche della prospettiva, tuttavia, la prassi artistica finì per apportare volta per volta delle variazioni pur senza informarne l’indubbia validità. Se da una parte l’uso della prospettiva mirava a razionalizzare la ricostruzione della realtà, dall’altra la sua applicazione conduceva ad operare delle schematizzazioni: l’integrazione armoniosa tra le esigenze di realismo e la tendenza all’astrazione costituì il portato più originale dell’arte rinascimentale.
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